Il Santo Patrono

Ermenegildo nacque a Toledo (Spagna) intorno al 564. Il padre era Leovigildo, re ariano dei Visigoti di Spagna, e sua madre era la consorte di quest’ultimo Teodosia. Dai suoi genitori egli fu educato al credo di Ario.

Nel 573 Ermenegildo divenne duca di Toledo e nel 579 sposò la principessa Ingunda, donna cattolica, che egli tentò,specialmente con l’aiuto della matrigna Goisvinta (sposata, nel frattempo con Leovigildo), di convertire all’arianesimo in tutti i modi. 

Questa situazione portò Ingunda a lamentarsi sia coi cattolici di Spagna e di Settimania sia coi Franchi e la sua famiglia di origine. Leovigildo, per evitare ulteriori tensioni e allontanare Ingunda soprattutto da Goisvinta, nominò, nel 579, Ermenegildo governatore di una provincia di frontiera in Siviglia,la Betica.

Dopo tale nomina e il conseguente trasferimento in terra di Siviglia,fu proprio Ermenegildo a trovarsi in ambiente cattolico e ad essere convertito al credo niceano.La notizia creò fermento nella Betica; diverse città si ribellarono e proclamarono re Ermenegildo, che accettò.

Appreso quello che era successo e preoccupato per gli effetti politici che tale conversione poteva comportare, il padre cercò inutilmente, attraverso lusinghe e minacce, di far tornare il figlio alla fede ariana.

A tal punto da organizzare un potente esercito per poter effettuare una energica azione contro il figlio ribelle.Quando fu pronto si mise in marcia e conquistò Caceres e Merida, costringendo le truppe di Ermenegildo al Guadalquivir in difesa di Siviglia, che fu presto messa sotto assedio.

Ermenegildo lasciò la città per cercare aiuto inutilmente dai Bizantini, e nel 584 si rifugiò in un santuario a Cordoba. Leovigildo, non volendo violare la sacralità dell’edificio, inviò l’altro figlio Recaredo, ad offrire la pace, che fu accettata. Solo allora la città di Siviglia, dopo quasi due anni di assedio, si arrese. Ermenigildo fu arrestato e, dopo essersi prostrato ai piedi del padre, fu esiliato a Valencia e successivamente trasferito a Tarragona.

Qui venne affidato al duca Sigeberto, che avrebbe dovuto sorvegliarlo attentamente per impedirgli la fuga. Durante la sua prigionia Ermenegildo si sottopose a flagellazioni e mortificazioni, pregando Dio di liberarlo dai propri patimenti. Durante la Pasqua del 585 fu inviato presso di lui un vescovo ariano, nel vano tentativo di barattare la sua conversione con la salvezza della sua vita; al suo rifiuto, il duca Sigeberto, di una sua iniziativa, fece uccidere Ermenegildo (Giovanni di Biclaro, vescovo di Gerona scrisse «Ermenegildo venne ucciso a Tarragona da Sigeberto»). Altre fonti invece indicano Leovigildo come colui che ordinò l’esecuzione del figlio: Ermenegildo sarebbe stato decapitato il 13 aprile 585, secondo quanto riportato dai Dialoghi di papa Gregorio Magno.
(La foto in background è stata scattata da Gerd Altman e pubblicata su Pixabay)